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L’amore Oltre la strada

Di Elena Buccoliero

15-12-2004
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 "Oroscopo per il nuovo anno. Amore: Il 2005 cambierà completamente la vostra vita. Potrete liberarvi dalla paura e dalla schiavitù, dal freddo e dalla violenza, e cominciare finalmente a scegliere per la vostra vita".

L'oracolo è pronunciato, il futuro si avvicina. Niente a che vedere con i segni zodiacali. Non si muove in automobile, non ha il volto di un uomo. Guida un camper dal nome suggestivo, si chiama Luna Blu. A bordo ci sono delle donne. Portano con sé la possibilità di una tregua, uno sfogo, un breve ristoro, ed anche - per chi lo desidera – una possibile via d"uscita.

Stiamo parlando del progetto Oltre la Strada, attivo anche a Ferrara dal 2000 grazie all’impegno del Centro Donne e Giustizia e sostenuto dagli Enti Locali. L’obiettivo è aiutare le persone a liberarsi dalla tratta. E, nella nostra città, la tratta è sinonimo di prostituzione forzata.

Ragazze di paesi lontani

Il fenomeno della prostituzione e della tratta di donne a scopo di sfruttamento sessuale ha avuto in Emilia-Romagna, ed anche a Ferrara, una evoluzione simile a quella di molti territori italiani: una progressiva presenza in strada, fino a divenire quasi totalizzante, di donne straniere (prevalentemente nigeriane e poi albanesi, rumene, moldave, ucraine, ghanesi…) molte delle quali vittime di sfruttamento sessuale; una residuale persistenza in strada di prostitute italiane, parte delle quali tossicodipendenti; una forte evoluzione della prostituzione "invisibile" praticata sempre più in appartamenti e in privè e night club; una notevole accentuazione del conflitto sociale nei quartieri e nei territori dove permane una forte prostituzione di strada. A fronte dell’insicurezza che il fenomeno genera soprattutto in chi vive nelle zone direttamente coinvolte, nascono progetti come questo, per favorire l’uscita dalla tratta ed anche per proteggere la salute di queste donne con presidi sanitari.

Visibile sul territorio soprattutto grazie all’unità di strada che le accosta per un primo momento di contatto, Oltre la strada è però anche la possibilità di assistenza legale, accoglienza abitativa, consulenza psicologica, sostegno nella costruzione di un percorso di inserimento sociale regolare attraverso l’attivazione di corsi di formazione e la ricerca di un lavoro.

Per amore si parte

Ricorre nella storia di queste donne la parola amore. Per amore tutto ha inizio, con la scelta di partire dal proprio paese.

"Hanno lasciato a casa i genitori, i fratelli, i figli in situazioni di povertà estrema, inimmaginabili per noi. Vivere qui significa riuscire a spedire denaro a casa", racconta Maria Grazia Lonzi, psicologa del Centro Donne e Giustizia e coordinatrice di Oltre la strada. "Il viaggio verso l’Italia è pesante anche economicamente, contraggono debiti per alcune decine di milioni in vecchie lire che ripagheranno poco per volta con il loro lavoro. Alcune vengono sapendo già che cosa le aspetta, molte sono inconsapevoli e abbagliate dal miraggio di un lavoro. In ogni caso, nessuna immagina le condizioni in cui sarà costretta a vivere".

Nei giorni, i volti si sovrappongono ad altri volti. Gli uomini arrivano, tanti. C’entra con l’amore ciò che li porta fin qui?

"Non è possibile tratteggiare una tipologia di cliente", continua ancora Maria Grazia Lonzi. "Ci sono giovani e vecchi, liberi o sposati, benestanti o meno. Ci sono uomini che faticano a costruire relazioni affettive ed altri che hanno il seggiolino del bambino sul sedile posteriore".

Fuori dalla tratta: per amore di un uomo, per amore di sé.

Ci sono anche uomini che s’innamorano, come nella bella Via del campo cantata da Fabrizio De Andrè. A volte proprio grazie a loro alcune donne si decidono a voltare pagina. Per amore ricevuto, dunque. E, tutte, per amore di sé, per una libertà appena intuita ma desiderata con tutte le proprie forze.

"Abbiamo due tipi di utenti: ci sono ragazze appena arrivate in Italia che non accettano questa nuova condizione e subito si rivolgono al centro, ed altre che hanno già vissuto in strada per un periodo abbastanza lungo e si decidono a chiedere aiuto perché non ce la fanno più. Vivere in quel modo è faticoso, difficile".

Irregolari, private dei documenti, sono sempre in fuga. Gran parte di loro è pendolare, vive dove gli affitti sono più bassi o dove può mantenere i legami con la propria comunità. Così le ragazze nigeriane che fanno capo a Padova, ma ci sono anche giovani donne di altri paesi africani o dell’Est europeo.

"Le ragazze africane hanno un rapporto con la sessualità ben diverso dal nostro; soprattutto, devono fronteggiare problemi molto concreti, di sopravvivenza, per sé e per i familiari che dipendono da loro. Ci chiedono aiuto a trovare un lavoro e una casa, raramente cercano un supporto psicologico", spiega Maria Grazia. "Le ragazze dell’Est hanno una cultura diversa, più simile alla nostra. Vivono la prostituzione in modo molto più pesante, più umiliante".

Continuiamo a parlare, Maria Grazia racconta delle storie e ci accorgiamo di come per alcune donne soprattutto africane il rapporto con l’uomo sia quasi più diretto, più paritario in un incontro pagato, dove è chiaro ciò che si scambia, mentre nel rapporto di coppia l’asimmetria è certa e l’umiliazione accettata dalla donna stessa. Comprendiamo che il percorso verso l’autonomia è cosa più lunga e complessa del - non semplice - allontanamento dalla strada, richiede una consapevolezza di sé che qui, da questa parte del mondo è costata anni, sofferenze e lotte. Un percorso che noi ora ereditiamo e diamo per assodato, ma per donne di altri paesi è ancora tutto da compiere.

 


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